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Solo Risvegliandoci...

"E' in corso uno sforzo concentrato per prevedere e gestire il comportamento umano in modo che gli scienziati sociali e l'elite dittatoriale possano essere in grado di controllare le masse e proteggersi dalle ricadute di un'umanità libera completamente risvegliata. Solo risvegliandoci ai loro tentativi di metterci a dormire noi abbiamo una possibilità di preservare il nostro libero arbitrio."
Nicholas West


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Giù le mani dalla
Madre Terra

Questa è una campagna globale per
difendere la nostra casa unica e bellissima,
Pianeta Terra, la minaccia rappresentata
dagli esperimenti di geo-ingegneria


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Armi, zio Sam ha deciso: bombe nucleari sui Tornado italiani, e paga Pantalone

Armi, zio Sam ha deciso:
bombe nucleari sui Tornado italiani, e paga Pantalone

tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/
di

#statesereni, se non ci pensa il nostro governo c’è zio Sam che lavora per noi. E ci promette che nel 2018, non solo avremo tante belle nuove bombe nucleari, ma soprattutto che anche i nostri cacciabombardieri tricolori saranno in grado di portarle. E non solo gli F-35, quando arriveranno, ma anche i Tornado. Non speriate tuttavia che a dircelo siano i nostri beneamati governanti. Lo sappiamo infatti perché a Washington hanno pubblicato i documenti di bilancio per il 2015. Solo per le attività di ricerca e sviluppo dell’Aeronautica militare ci sono ben 830 pagine dettagliatissime. A pagina 617 troviamo la descrizione del programma di ammodernamento delle armi nucleari di cui vi abbiamo già parlato.

Sono undici fitte pagine di numeri e tabelle che spiegano per filo e per segno (ma perché si dice per “filo e per segno”?) come saranno le nukes del nostro futuro. E ci dicono che nel 2015 comincerà anche l’ammodernamento e l’adeguamento degli aerei italiani che le potranno portare. La tabella è a pagina 626: vi sono elencati, oltre agli F-15, F-16 e B-2 anche i PA-200, cioè i Tornado. Questi cacciabombardieri sono in servizio in Gran Bretagna (che però non usa bombe nucleari a caduta), Germania e Italia. I nostri stanno a Ghedi, al 6° Stormo, dove, guarda la coincidenza, ci sta anche un reparto americano il 704th Munitions Support Squadron il cui solo mestiere è custodire le bombe per i nostri aerei.

 

Mi raccomando: non fatelo sapere al nostro governo. Non alla ministra Pinotti, non al sottosegretario Alfano che venerdì scorso ha tentato un’ardita arrampicata sugli specchi per non rispondere ad una interrogazione del M5S precisamente su questi argomenti. Magari potrebbero scoprire che gli italiani hanno dei bombardieri nucleari (a loro insaputa?) e gli potrebbe anche venire il sospetto che a prendere le decisioni non siano loro ma gli americani. Una delusione troppo forte per dei modernizzatori.

Ma dove dovrebbero portarle, queste bombe? Dipende dalle vostre personali inclinazioni. C’è l’Iran che, sì, sta facendo gli accordi per il nucleare, ma non si sa mai. La Siria è ancora piena di gas nervino e chissà se davvero se ne vuole liberare. L’Iraq? Beh, quello lo abbiamo già messo fuori gioco, un bel knockout così la smette di minacciarci con le sue Wmd, le armi di distruzione di massa che ancora non si sa dove siano nascoste. La Corea sta un po’ lontana, per ora.

Male che vada c’è il neo-zar Putin che ci dà tante belle occasioni per sentirci in pericolo. Così in pericolo che Barack YesWeCan ci ha ricordato l’altra settimana che non è tempo di disarmare. Soprattutto se si tratta di comperare aerei americani come del tutto casualmente sono gli F-35. È vero, da Matteo #lavoltabuona, quest’omino che Berlusconi invidiava per la sua abbronzatura, c’è stato solo venti minuti, in un ritaglio di tempo dopo essere stato dal Papa e prima di andare dal sultano dell’Arabia Saudita. Più che sufficienti tuttavia perché il velociraptor di palazzo Chigi afferrasse il concetto e se qualcuno sperava in un ravvedimento operoso per gli F-35 si è dovuto ricredere in fretta.

tka

B61-12 è la sigla delle nuova arma che sostituirà tutte le bombe a caduta libera attualmente in servizio, da quelle tattiche più piccole a quelle sub-strategiche. Un’unica arma per cento missioni: il segreto sta in quello che i tecnici chiamano variable yield, la potenza variabile. Si potrà selezionare la capacità distruttiva dell’arma in base alla missione. E sarà soprattutto un’arma più precisa. Avrà infatti un Tka, tailkit assembly, un sistema di guida posto sulla coda dell’arma, controllato eventualmente con un gps se la situazione delle contromisure elettroniche lo dovesse consentire. La precisione della B61-12 è segreta, ma un rapporto di Hans M. Kristensen, uno dei massimi esperti mondiali di armi nucleari, pubblicato dalla Federation of Atomic Scientists statunitense, parla di un errore massimo di 5 metri se il gps è in funzione, 30 metri se non potesse essere utilizzato. Secondo Kristensen ciò significa che un eventuale attacco contro la centrale nucleare sotterranea di Fordow, in Iran, potrebbe essere condotto utilizzando un’arma da 10 kiloton anziché 360 kt. Con il risultato di ridurre notevolmente le radiazioni e le vittime.

Se ve la sentite di giocare con l’apocalisse, potete anche fare un giochino molto serio: vedere voi stessi l’effetto che fa utilizzando Nukemap, un simulatore degli effetti di un bombardamento nucleare messo a punto da Alex Wellerstein dell’American Institute of Physics. Quando l’ho aperto, il puntatore si è fermato su Firenze. Un complotto di Renzie? Tant’è. Ho provato a lanciare un bomba da 360 kt sopra la capitale toscana e poi una da 10. Quest’ultima ha fatto 12.500 morti e una piuma radioattiva larga 7,46 chilometri e lunga quasi cento. La prima, di morti ne avrebbe provocati oltre 120 mila e si sarebbe estesa per 302 chilometri su una larghezza di oltre 55.

Bene, potrebbe pensare qualcuno. Male, molto male pensa lo stesso Kristensen. Che fa un ragionamento senza una grinza: se riduciamo gli effetti collaterali aumentiamo la possibilità che le armi nucleari diventino un’opzione militare possibile e praticabile. I meno giovani tra di voi ricorderanno l’insulso dibattito all’inizio degli anni Ottanta sulla bomba N, la bomba ai neutroni: discussione che girava proprio attorno all’utilizzabilità dell’ordigno. Kristensen fa queste affermazioni prove alla mano. Che sono assolutamente autorevoli, perché cita dichiarazioni di Norton Schwartz, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica statunitense che dice: “Senza dubbio, una maggiore precisione e una minore potenza costituiscono una auspicata capacità militare”. Più chiaro di così.

Naturalmente, a prescindere dalle considerazioni etico-politiche sull’opportunità di avere bombe atomiche in casa nostra, tutte queste modifiche ce le dovremo pagare noi. Non so le bombe, ma di sicuro gli aerei, quelli sì. E non sono modifiche da poco. Non è che una bomba nucleare si appende e via. Bisogna integrare o modificare vari computer e sistemi di bordo: il Programmable Armament Control System (Pac), l’Operational Flight Program (Ofp), il Joint Mission Planning System (Jmps) e il Combat Weapon Delivery Software (Cwds). Tutti sistemi complessi e costosi. Bisognerà poi procedere all’addestramento dei piloti e dei tecnici. Insomma, una bella quantità di soldi. Parliamo di milioni di euro. Loro decidono e noi paghiamo, al netto della spending review. Mi sa che stavolta non basterà vendere le automobili su eBay.


Bombe atomiche Usa in Italia


Vicenza, deposito ordigni nucleari Usa.

tratto da: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/

di Gianni Lannes - 30.5.12

Lutti, dolore, macerie e incubi. Al momento vale la regola non tutti i terremoti sono naturali. Abbiamo una certezza: il sisma non colpirà né Ghedi in provincia di Brescia, né Aviano in provincia di Pordenone. Perché? Un centinaio di ordigni nucleari (modello B 61) Usa pronti all’uso.  Già, ma se allo Zio Sam la situazione sfugge di mano? Che fine fa lo Stivale ormai ridotto ad una portaerei a stelle e strisce?  Ma l’Italia ha violato il Trattato di non Proliferazione Nucleare?  
L’Europa continua a non rendersi conto della quantità di bombe atomiche nord-americane, disseminate sul vecchio continente (ufficialmente 480). I Rapporti segreti del Pentagono e dell’US Air Force (di cui siamo in possesso), per quanto riguarda l’Italia, parlano chiaro: «La loro forza esplosiva distruggerebbe all’istante e completamente un’area equivalente alla metà della superficie geografica italiana, con un impatto distruttivo avvertibile in un’area equivalente a 10 volte le dimensioni della Penisola». Altro che nuove centrali per fornire energia e scorie prive a tutt’oggi di sicurezza o affondate nei mari della Penisola. «Si tratta di una presenza ignorata dal 60 per cento degli europei e da quasi il 70 per cento degli italiani». E’ il risultato di un sondaggio commissionato da Greenpeace a StratCom (Eurisko per l’Italia) nel 2006 e molto poco noto. Non è tutto: «Il 71,5 per cento degli italiani dice no alla presenza di testate nucleari in Europa e i due terzi degli europei che ospitano testate Nato la pensano allo stesso modo». Una volta informati della presenza di testate nucleari nel Belpaese, sei italiani su dieci si sono mostrati preoccupati. E a ragione.


Aviano, ordigno nucleare Usa modello b 6.

ankees go home - L’ultimo report in materia di Greenpeace “Ordigni nucleari Usa/Nato: sicuri?” delinea il rischio offerto da questi potenziali obiettivi di attacchi terroristici. Ogni testata è anche un impedimento a ulteriori riduzioni degli ordigni tattici in Russia e ai negoziati in corso in Iran sul disarmo nucleare. Lo studio dell’associazione ecologista sottolinea come, attraverso l’ammodernamento tecnologico in corso nella Nato, i sei Paesi che ospitano le armi atomiche possano rimuovere questa minaccia restituendo agli Usa le testate: la strada è già stata tracciata da Canada, Grecia, Danimarca e Islanda. “Il presidente degli Stati Uniti Obama può decidere l’impiego delle armi nucleari senza il permesso italiano”, commenta Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia. “Non è lontano uno scenario di guerra in Iran che preveda l’impiego di bombe B61, proprio quelle 480 presenti nelle basi europee. Questa complicità nella politica estera di un altro Paese, che ha rivisto la dottrina nucleare, postulando la possibilità di fare un primo “colpo” nucleare preventivo è inaccettabile. Il centinaio di testate nucleari che stanno a Ghedi Torre e Aviano devono tornare negli Usa”.

In guerra -L’aveva ribadito anche Romano Prodi: “La strada da privilegiare è quella preventiva e diplomatica perché c’è la possibilità che dall’Italia possa essere sferrato un attacco nucleare contro l’Iran”. Dopo l’ultima revisione del Nuclear Posture Review del Pentagono, gli USA non escludono la possibilità di impiegare armi nucleari per prevenire un attacco nucleare imminente o potenziale o per evitare che altri paesi possano dotarsi di capacità nucleare militare. La guerra atomica è, allo stato dei fatti, una minaccia reale. E i piloti statunitensi possono decollare con armamenti nucleari dalla basi italiane senza che sia necessaria alcuna decisione del nostro Governo efficacemente eterodiretto.

Sovranità azzerata - Le atomiche di proprietà degli Stati Uniti d’America schierate in Italia complessivamente hanno una potenza distruttiva pari a 900 volte l’effetto prodotto sulle bombe sganciate alla fine della seconda guerra mondiale dagli Usa sul Giappone (Hiroshima e Nagasaki). «Gli ordigni in questione sarebbero le bombe B61, ordigni tattici affusolati adatti ad essere trasportati, fissati alle ali, dai cacciabombardieri; la loro potenza può variare da 0,3 a 170 chilotoni; quella della bomba sganciata su Hiroshima era di circa 15». E’ quanto si legge nell’interrogazione parlamentare di Mauro Bulgarelli (Verdi) indirizzata al ministro della Difesa il 17 febbraio 2005, a tutt’oggi senza alcuna risposta. Ognuno di questi ordigni ha una capacità distruttiva fino a quindici volte quella di Hiroshima e messi insieme avrebbero la capacità di disintegrare in pochi attimi la vecchia Europa. Come mai la situazione viene celata al popolo italiano che, nel 1987 e poi nel 2011 che mediante due referendum referendum hanno espresso un rifiuto netto del nucleare? “L’Italia è un Paese a sovranità limitata”, argomenta l’ammiraglio (in pensione) Falco Accame, ex presidente della Commissione Difesa della Camera, “in caso di incidente, non esiste alcun piano coordinato di emergenza tra autorità militari, protezione civile, prefettura ed enti locali. E’ del tutto evidente che ci troviamo di fronte a una grave lesione delle prerogative democratiche del Parlamento, che rimane all’oscuro di ciò che accade nelle basi e della natura degli accordi tra Italia e Usa”. Secondo uno studio del Natural Resources Defence Council «La presenza di bombe nucleari a Ghedi Torre sarebbe relativamente recente e posteriore alla guerra fredda». Il campo di aviazione a capacità di offesa atomica più vicino al Ticino avrebbe infatti ricevuto a metà degli anni ’90 le testate in precedenza schierate a Rimini. “La responsabilità operativa è passata dagli Stati Uniti all’Italia e gli ordigni sarebbero destinati a essere lanciati dai Tornado della 102a e della 154a squadriglia, appartenente al sesto stormo” spiega l’ex presidente della Commissione Parlamentare Difesa, Falco Accame. La presenza degli ordigni nucleari in Italia non è mai stata confermata ufficialmente se non in un’occasione, il 1 marzo 2005, dal sottosegretario alla Difesa Giuseppe Drago in risposta ad un’interpellanza urgente (2/01481) sottoscritta da 32 parlamentari. Drago aveva ammesso a denti stretti che «la presenza di armi nucleari in Europa, sul territorio di paesi alleati non detentori di ordigni nucleari, costituisce un aspetto essenziale del nuovo concetto strategico della NATO che assicura la copertura, ma anche il coinvolgimento dell’intera Alleanza, nel cosiddetto ombrello nucleare della NATO stessa».

Pericolo nucleare - Aviano è una struttura in territorio italiano che gode di un’ampia extraterritorialità, ma anche nell’aeroporto tricolore di Ghedi le regole non cambiano: i nostri militari non hanno potere decisionale sulle bombe nucleari. Oltretutto, nello Stivale, dai tempi della guerra fredda, quando decine di missili nucleari a lunga gittata stazionavano in Puglia, più precisamente sulla Murgia barese (poi smantellati dal presidente Kennedy) - all’insaputa dei comuni mortali - l’allarme atomico non è mai cessato. Ben due documenti dell’aviazione militare Usa (“U.S. Air Force in Europe”) siglati dai generali Worden e Farrell hanno sgretolato la barriera bellica che avvolge gli arsenali atomici in Europa. I due elaborati militari rivelano che gli Usa mantengono nel Vecchio Continente un numero di ordigni nucleari notevolmente superiore a quello finora conosciuto. Tale decisione è stata presa nel novembre 2000 dal presidente Clinton (Directive/NSC-74) e ribadita nel 2005 dal successore Bush (Directive/NSC-75). Ben «480 bombe nucleari sono dislocate in otto basi aeree in sei Paesi europei della Nato: 150 in Germania, 110 in Gran Bretagna, 90 in Italia, 90 in Turchia, 20 in Belgio e 20 in Olanda». Nel 2006 -secondo qualificate fonti militari Usa- i 24 ordigni atomici che stazionavano in Grecia, sono stati trasferiti segretamente ad Aviano. Gli ignari cittadini sono forse esposti a rischi? Come documentano i rapporti dell’U.S. Air Force, «vi sono crescenti problemi di sicurezza relativi alla conservazione di queste armi». L’aeronautica militare americana ammonisce che «la normale procedura può comportare il rischio di esplosioni nucleari accidentali se un fulmine, ad esempio, colpisse gli ordigni del tipo B61». Per quale ragione di Stato i vari governi italiani (Prodi, Dini, D’Alema, Berlusconi, Monti) non hanno informato l’opinione pubblica? Lo spiegamento delle armi nucleari Usa in Europa è regolato da una serie di accordi segreti, che i governi del Vecchio continente e l’Unione europea non hanno mai sottoposto ai rispettivi parlamenti. Quello che regola le armi nucleari Usa in Italia è lo ‘Stone Ax’: il piano ‘ascia di pietra’. Esso non solo dà agli Usa la possibilità di schierare armi nucleari sul nostro territorio, ma stabilisce il principio della doppia chiave, ossia prevede che una parte di queste armi possa essere usata dalle forze armate italiane una volta che gli Usa ne abbiano deciso l’impiego. A tal fine, documenta il rapporto occulto «piloti italiani vengono addestrati all’uso delle bombe nucleari nei poligoni di Capo Frasca (Oristano) e Maniago II (Pordenone)».

Ufficiale - La conferma, seppure velata giunge da un addetto ai lavori. Nel 2005 il colonnello Nicola Lanza De Cristoforis, intervistato quando era comandante del 6° stormo di Ghedi, aveva rivelato: «Da qualche anno ci addestriamo soltanto in Sardegna e sono a conoscenza in parte di questi accordi intergovernativi segreti Italia-Usa». In tal modo, l’Italia, che fa parte con gli Usa del “Gruppo di pianificazione nucleare” della Nato, viola il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari che, all’articolo 2, stabilisce: «Ciascuno degli stati militarmente non-nucleari, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, direttamente o indirettamente». Non è tutto: nell’aprile 1999 il governo italiano ha sottoscritto, senza sottoporlo al Parlamento, un accordo sulla “pianificazione nucleare collettiva” della Nato in cui si stabilisce che «l’Alleanza osserverà forze nucleari adeguate in Europa, con caratteristiche di flessibilità e capacità di sopravvivenza tali da essere percepite come un elemento credibile ed efficace nella strategia atlantica di prevenzione dei conflitti». Tale strategia, consistente nel «prevenire i conflitti» tenendo gli altri sotto mira con le proprie armi nucleari, fa propria la “Direttiva 60” promulgata nel 1997 dal presidente Clinton: essa stabilisce che «le armi nucleari non solo continuano a essere puntate su Russia e Cina, ma possono essere usate contro stati-canaglia e contro soggetti non-statali che minaccino gli Stati Uniti, le loro truppe all’estero e i loro alleati con armi di distruzione di massa, anche non nucleari».

Non ha dubbi Falco Accame: “L’Italia, che ha sempre giocato un ruolo positivo per il disarmo nucleare, deve intervenire in sede diplomatica per ricostruire un clima e una sensibilità politica favorevole al disarmo e alla non proliferazione atomica. L’Europa deve essere libera da armi nucleari. Senza il disarmo nucleare delle potenze atomiche attuali, sarà difficile perseguire la non proliferazione in Paesi come la Corea del Nord, l’Iran o il Giappone che si sentiranno legittimati a proseguire nella direzione sbagliata”.

Ai micidiali ordigni alati si sommano missili e ordigni nucleari nelle basi di Camp Derby (Toscana), a Longare (Veneto), e a Sigonella (Sicilia). Greenpeace chiede ai ministri della Difesa europei di concordare il rientro delle testate atomiche negli Stati Uniti. “La minaccia di un uso di armi nucleari tattiche per risolvere la crisi iraniana è all’orizzonte” segnala Pippo Onufrio “La necessità di riprendere il cammino interrotto del disarmo atomico è urgente e indifferibile. L’Italia deve tornare a giocare un ruolo attivo di pace”. Il generale James Jones, già comandante supremo delle forze Nato, qualche tempo fa ha sottolineato come «alcuni Paesi che mantengono sul loro territorio ordigni nucleari, e tra questi l’Italia, insistono per mantenere questa presenza»; ciò perché, secondo il rapporto, consente loro di mantenere influenza nell’ambito dell’alleanza. La base di Ghedi è l’unica a livello europeo nella quale gli hangar che proteggono l’arsenale atomico sono pieni al 90 per cento della capacità teorica, contro una media delle altri basi del 50 per cento. Al Sesto Stormo dell’Aeronautica militare italiana di stanza nella base di Ghedi può essere assegnata una missione di attacco in caso di conflitto nucleare. «Negli ultimi 5 anni», rivela il rapporto Us Nuclear Weapons in Europe «esperti americani hanno compiuto un intervento discreto su tutte le testate atomiche in Europa, per renderli più agevoli da controllare e più stabili durante il trasporto sui bombardieri, spostandole dalle aviorimesse e smontandole per la manutenzione».

Suprema Corte - La Corte di Cassazione stabilisce che la magistratura italiana (i cittadini italiani) non ha voce in capitolo sugli ordigni nucleari presenti nel nostro territorio. Così è stata arrestata la causa intentata a Pordenone dai pacifisti sulle atomiche ad Aviano. Ecco due lanci Ansa inequivocabili. « (ANSA) - ROMA, 26 FEB 2009 - CASSAZIONE: BASE AVIANO, PACIFISTI NON POSSONO CONTESTARLA - Infatti, informa la maggiore agenzia giornalistica dell’ex giardino d’Europa - I pacifisti non possono contestare la presenza, sul suolo italiano, della base militare americana di Aviano (Pordenone). Lo sottolineano le Sezioni unite civili della Cassazione nella sentenza 4461, nella quale si dichiara il difetto di giurisdizione della magistratura italiana ad interferire nelle «iniziative volte a realizzare un apparato difensivo nell’interesse comune di due Stati (Stati Uniti e Italia), a tutela della rispettiva sicurezza e nel rispetto di obblighi convenzionalmente assunti». È stato così bocciato il ricorso presentato da alcuni pacifisti, dal comitato “Via le bombe” e dalla Procura del Tribunale di Pordenone».

Inoltre: «CASSAZIONE: BASE AVIANO, PACIFISTI NON POSSONO CONTESTARLA. Senza successo i pacifisti friulani - le cui ragioni sono state patrocinate da Joachim Lau, l’avvocato che contro la Germania ha ottenuto in Cassazione il diritto al risarcimento per i deportati nei campi di lavoro nazisti – hanno sostenuto che le testate nucleari presenti nella base di Aviano rappresentano un crimine contro l’umanità per il rischio connesso ad eventuali incidenti nucleari. Negli ultimi 50 anni - hanno fatto presente i pacifisti - ci sarebbero stati cinque casi di rischio incidente che avrebbero potuto coinvolgere la zona di Pordenone. Il primo nel 1960, l’ultimo nel 1995. Per la Suprema Corte - si legge nella sentenza depositata oggi e relativa all’udienza svoltasi lo scorso 2 dicembre - la presenza di testate nucleari - «in forza di pregressi impegni sovranazionali obiettivamente preordinati al perseguimento di imprescindibili esigenze di sicurezza nazionale» - non è in «alcun modo assimilabile» ai crimini contro l’umanità. Agli Stati Uniti deve essere pertanto riconosciuta - come previsto dal trattato Nato firmato a Londra nel giugno 1951 e ratificato dall’Italia nel 1955 – l’immunità statale che non «trova deroga» nemmeno ‘in presenza di attività idonee a ledere o porre in pericolo di vita l’incolumità o la salute dei cittadini dello stato ospitante’ la base straniera».

Us Nuclear Weapons - Tutte quelle trasferite in Europa sono bombe tattiche B-61, a caduta, in tre versioni (B61-3, B61-4 e B61-10), la cui potenza va da 45 a 300 chilotoni. Le bombe, lunghe 3,5 metri con un peso di 320 chilogrammi, sono tenute in particolari hangar, insieme ai caccia F-15 ed F-16 statunitensi, che dispongono complessivamente di 300 bombe; F-16 e Tornado dei Paesi europei della Nato, che hanno a disposizione complessivamente 180 bombe. Tra questi i Tornado italiani -dislocati attualmente in Afghanistan- che sono armati con 40 bombe (a Ghedi Torre). Dai risultati di una ricerca condotta dall’associazione ambientalista statunitense Natural Resource Defence Council (NRDC) sulle armi atomiche americane in Europa (Us Nuclear Weapons in Europe) -mai smentita dal governo Usa- emerge un quadro molto diverso da quello che anche in Italia i responsabili della Difesa hanno tentato di avvalorare. Nelle basi di Aviano e Ghedi le bombe sono sotto custodia americana ma, mentre ad Aviano si tratta di ordigni che i piani militari assegnano, in caso di conflitto, ad aerei da caccia degli Usa, gli ordigni nucleari presenti nei depositi di Ghedi sono invece assegnate ad aerei italiani Pa-200 Tornado, con la conseguente necessità di addestramento costante dei piloti italiani nell’eventualità bellica che il presidente americano ordini il loro utilizzo. Secondo il suddetto rapporto «questo contraddice le regole di non proliferazione che Stati uniti ed Europa cercano di imporre ad altri Paesi». La presenza di ordigni bellici nucleari si configura come una violazione della legislazione italiana, che inibisce la presenza e l’uso del nucleare nel territorio nazionale; questa presenza e l’uso di armi nucleari in Europa sono regolati da accordi segreti fra i singoli Paesi e gli Usa; ciò che emerge alle 102 pagine del rapporto riguarda l’attuale assetto nucleare scelto dagli Usa per affrontare possibili scenari di crisi, con obiettivi nel Medio Oriente come Iran, Siria e anche Russia.

SITE PLUTO - Longare, ad uno sputo da Vicenza. Top secret le finalità dei lavori avviati nel 2007 nella base di Longare, l’ex ‘Pluto Site’ utilizzato per l’immagazzinamento di mine e testate nucleari per i missili a corto raggio dell’US Army. Nelle profonde gallerie della base sarebbero stati ammodernati e riattivati i depositi di stoccaggio armi, munizioni e attrezzature della 173^ Brigata Aviotrasportata e dei reparti che saranno utilizzati in ambito AFRICOM, il Comando USA per le operazioni nel continente africano di recente costituzione. Secondo il MILCON (Military Construction) , 350.000 dollari del budget 2008 sono stati spesi per “allargare, allungare e riparare le strade, i marciapiedi e i sentieri di Longare, e per installare nuove fognature, linee elettriche e impianti d’illuminazione”. Dal dicembre 2008 l’Unità statunitense della Riserva di stanza a Longare è stata posta agli ordini del 7° Civil Support Command dell’US Army con base in Germania, l’unico presente fuori dagli Stati Uniti d’America, responsabile della gestione degli affari civili delle forze terrestri USA in Europa. Alla vigilia dell’attivazione del Civil Support Team di Longare, i militari ad esso assegnati hanno condotto una controversa esercitazione di 76 giorni nel poligono di Fort Leonard Wood (Missouri) simulando uno scenario realistico di guerra chimica con l’uso di gas nervini. Successivamente il CVT di Longare ha avviato corsi basici per i residenti USA di Vicenza sulle armi nucleari, chimiche e batteriologiche e sull’equipaggiamento personale di protezione.


Ghedi, Tornado


b 61, bomba atomica Usa a Ghedi

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Sirius


Coloro che cercano, cerchino finché troveranno.
Quando troveranno, resteranno turbati.
Quando saranno turbati si stupiranno, e regneranno su tutto.

 

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