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"E' in corso uno sforzo concentrato per prevedere e gestire il comportamento umano in modo che gli scienziati sociali e l'elite dittatoriale possano essere in grado di controllare le masse e proteggersi dalle ricadute di un'umanità libera completamente risvegliata. Solo risvegliandoci ai loro tentativi di metterci a dormire noi abbiamo una possibilità di preservare il nostro libero arbitrio."
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Intelligenze Artificiali Verso l'Autocoscienza

Intelligenze Artificiali Verso l'Autocoscienza

Pubblicato in data 13/set/2013

Dopo 62 anni il Test di Turing è stato superato dalle intelligenze artificiali.
UT2 e MirrorBot sono due robot, il cui comportamento sul campo di gioco è stato ritenuto indistinguibile da quello degli esseri umani.
Questo evento potrebbe generare, in un futuro non molto lontano, una "singolarità" (l'autocoscienza delle macchine), anche se adesso questa eventualità sembra soltanto una pura speculazione scientifica.

 

Uomo o macchina? Il test di Turing oggi

 

Tratto da:  http://www.treccani.it/
18 aprile 2012

 

Di: Giulia Bonelli

 

Si può costruire una macchina in grado di pensare? Ecco una domanda che si è fatta parecchio strada nell’ultimo secolo, viaggiando dall’informatica all’intelligenza artificiale e passando per la fantascienza.

Tutti abbiamo visto l’occhio di HAL in 2001: Odissea nello Spazio, e ci siamo probabilmente chiesti se un computer possa davvero ragionare come un essere umano. Ma prima ancora del capolavoro di Kubrick, questa ipotesi era già stata messa alla prova da un grande matematico inglese, Alan Turing. Nato esattamente cento anni fa, nel 1912, Turing ha ideato un esperimento che è poi diventato famoso con il nome di “test di Turing”.
Il meccanismo è molto semplice: una macchina e una persona si trovano in due stanze diverse, e rispondono a turno ad alcune domande formulate da una seconda persona. Il test è considerato superato a due condizioni: l’intervistatore non deve essere in grado di distinguere la macchina dall’essere umano, e la macchina deve riuscire a convincerlo di essere un uomo anziché una donna (o viceversa). Se il primo ostacolo può essere aggirato con semplici trucchi linguistici, non è affatto banale costruire un software in grado di “ragionare” come un uomo piuttosto che come una donna, dimostrandolo a un interlocutore con risposte sensate e coerenti.

E infatti nessun computer ci è ancora riuscito: nonostante Turing avesse ipotizzato la costruzione di una macchina intelligente entro il 2000, ancora non è stato inventato un computer in grado di superare il suo test. I tentativi sono stati tanti: agli albori dell’Intelligenza Artificiale il test di Turing era considerato l’unica cartina tornasole per attribuire razionalità alle macchine. Con il passare degli anni e con le nuove scoperte delle scienze cognitive la nozione di intelligenza ha assunto un significato sempre più complesso, e il test di Turing, per dirla con le parole del filosofo Blay Whitby, “è stato consegnato alla storia”. 
Eppure, suggerisce proprio questa settimana la rivista Science celebrando a modo suo il centenario del matematico inglese, le sue teorie potrebbero tornare in prima linea nell’Intelligenza Artificiale moderna. Il motivo? Un’espressione ormai diventata universale nella tecnologia del XXI secolo: “Big data”. Se negli anni ’90 si parlava di Kilobyte, oggi le tradizionali unità di misura sono insufficienti per l’enorme quantità di dati disponibili: basti pensare ai milioni di utenti che ogni giorno si scambiano informazioni attraverso la Rete, o a tutti i segnali che provengono da navigatori satellitari, computer, smartphone. Una gigante massa di dati, “Big data” appunto, che in ogni unità di tempo lascia una traccia nell’immensa rete tecnologica mondiale.

Cosa c’entra questo con il test di Turing? La risposta sta nelle tecniche per raccogliere, organizzare e processare le informazioni, che si sono evolute insieme alla tecnologia dei Big data. Immaginiamo di poter raccogliere tutte le parole pronunciate, ascoltate, lette o scritte in un’intera vita, insieme agli stimoli visivi, uditivi, olfattivi e tattili, e che questo enorme archivio possa essere messo in relazione a quello di altre centinaia, migliaia, milioni di persone. A completare il quadro, immaginiamo un software in grado di rielaborare un simile mare di informazioni, mettendole in relazione tra loro. Quanto si avvicinerebbe questo deposito quasi illimitato ai meccanismi del cervello che distinguono un uomo da una macchina? Secondo alcuni ricercatori, moltissimo. E sarebbe proprio questa la nuova ricetta dell’intelligenza artificiale, in grado di superare finalmente il controverso test di Turing: non più un unico potentissimo computer, ma una rete di sensori che in tempo reale raccolgono dati, li rielaborano, li trasformano in informazioni utili.
Resta aperta la domanda posta dallo stesso Turing, se una macchina che abbia superato il suo test possa essere davvero definita intelligente nel senso pieno del termine. Tutto il dibattito che ruota attorno all’Intelligenza Artificiale ha riflettuto proprio sul ruolo della consapevolezza nella definizione di pensiero e intelligenza: la tecnologia dei Big data aggiungerà certamente nuovi tasselli.

 


Come i bot di Unreal Tournament hanno superato il test di Turing

tratto da: http://www.gamemag.it
22 Ottobre 2012

Se un bot non fosse più riconoscibile come struttura basata su intelligenza artificiale e invece avesse un comportamento scambiabile per quello di un essere umano, potrebbe essere considerato intelligente? Avrebbe superato il test di Turing, proprio perché capace di imitare il comportamento umano?

 

È quello che si sono chiesti un professore dell'Università del Texas e due studenti che fanno il dottorato di ricerca, i quali hanno realizzato un bot per Unreal Tournament in maniera specifica per essere scambiato per essere umano. Il bot è stato utilizzato nella competizione BotPrize Unreal Tournament, dove ha partecipato a delle sessioni di gioco insieme ad altri giocatori in carne ed ossa.

Il modo migliore per raggiungere l'obiettivo di far scambiare per essere umano un bot a un essere umano è far sì che il bot imiti in tutto e per tutto i comportamenti dell'uomo. Nel video qui sotto uno dei giudici della competizione, “Miguel”, combatte con il bot allestito dal team universitario, “Ty”. Quest'ultimo ripete fedelmente i movimenti del primo, fino a fraggarlo.

Nel round finale del torneo quattro esseri umani hanno sfidato quattro bot, ma nel match c'erano altri sei bot che cercavano di mascherarsi da esseri umani. Oltre alle armi tradizionali, ciascun personaggio disponeva di una "judging gun" attraverso la quale poteva valutare se lo sfidante era un essere umano o un bot. Due dei combattenti digitali, alla fine della sessione di gioco, hanno ottenuto un "human rating" del 52%, un risultato superiore a quello ottenuto dagli altri giocatori in carne ed ossa. Insomma, questi due bot sono apparsi più umani degli umani.

Alan Turing nel 1950 non poteva certamente prevedere tali sviluppi nell'applicazione dell'intelligenza artificiale nel campo dell'intrattenimento elettronico. Benché il suo test fosse largamente teorico, questi bot hanno dimostrato sul campo di essere basati su una sofisticata intelligenza artificiale.

Risto Miikkulainen, docente dell'Università del Texas, e due suoi studenti, Jacob Schrum e Igor Karpov, hanno creato uno dei due bot che hanno vinto il BotPrize, UT^2. Il team universitario ha considerato la competizione come "un test di Turing per i game bots". Possono considerare, dunque, il test superato?

Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro, e vedere in cosa consiste il test di Turing, che ricordiamo essere stato formulato nel 1950 (anche se era già stato teorizzato addirittura da Cartesio nel Discorso sul metodo del 1637).

Turing parla di "gioco dell'imitazione" e prevede la compartecipazione di tre soggetti: un uomo A, una donna B e un terzo soggetto C. Quest'ultimo, lontano dagli altri due, attraverso una serie di domande deve individuare qual è l'uomo e qual è la donna. Nel processo, A deve ingannare C, mentre B deve aiutarlo. Le risposte alle domande di C devono essere dattiloscritte, in modo da non fornirgli aiuti.

Nel test di Turing, il matematico inglese presuppone che una macchina si sostituisca ad A. Se la percentuale di volte in cui C indovina chi sia l'uomo e chi la donna è simile prima e dopo la sostituzione di A con la macchina, allora la macchina stessa dovrebbe essere considerata intelligente, perché il suo comportamento risulterebbe dunque indistinguibile da quello dell'uomo.

"È mia opionione che fra 50 anni sarà possibile programmare i computer con una capacità di memorizzazione di 10^9 e questo consentirà loro di partecipare al gioco dell'imitazione così bene che un interrogante medio non avrà più del 70 per cento di probabilità di distinguere tra uomo e macchina dopo 5 minuti dal momento in cui ha iniziato a fare le domande", scriveva Turing nel 1950.

Diceva anche che entro il 2000 si sarebbe potuto parlare di "macchine pensanti". Siamo in ritardo di 12 anni, ma abbiamo superato finalmente il test di Turing, sostiene Miikkulainen. "Fino a qualche anno fa il tipo di potenza di calcolo necessario a vincere il BotPrize non era disponibile", conclude il docente.

Se l'obiettivo, dunque, è ingannare l'interrogante, o il giocatore in questo caso, ad accettare una costruzione artificiale come reale, allora UT^2 ha superato il test di Turing.

Miikkulainen e il suo team hanno impiegato 5 anni per programmare UT^2, durante i quali hanno diffusamente investigato la natura umana. La gente è testarda, irrazionale e inefficiente: "Gli esseri umani non sono ottimizzati come un computer", dice Miikkulainen. Mentre si gioca a uno sparatutto in prima persona, si compiono tante scelte irrazionali, soggettive e difficilmente prevedibili. Si perseguono delle vendette inutili ai fini del punteggio, si tende ad usare le armi più potenti anche quando inadeguate e si fanno molti errori.

La squadra ha quindi dovuto creare delle reti neurali per ricostruire questi comportamenti. Le reti neurali non si possono programmare, ma la loro formazione avviene attraverso un meccanismo di apprendimento, spiega Miikkulainen. I bot devono imparare, insomma, una sorta di processo di valutazione che li porti a concepire la realtà come "sopravvivenza del più forte". Il modo consueto di comportarsi di un robot è freddo perché basato su calcoli precisi, e questo ha portato i ricercatori a ridurre il numero di risorse a disposizione dei bot.

Quando i tre hanno dato avvio ai loro test, i bot ottenevano un "human rating" tra 20 e 25, mentre al BotPrize è stato raggiunto il ragguardevole risultato di 52. Ce l'ha fatta UT^2, ma anche Mirrorbot, un altro bot realizzato con un procedimento simile, ha raggiunto il punteggio di 52.

Come è stato colmato il gap tra i 20 e i 52 punti? UT^2 non è in grado di imparare da altri comportamenti, e non riesce a improvvisare. "La rete neurale non è infinitamente adattabile, e ci vuole un po' di tempo per modificarla", spiega Miikkulainen. Piuttosto si può dire che "evolve". UT^2 si avvale, invece, di una semplice strategia: piuttosto che cercare l'approccio ottimale per ogni specifica situazione, imita le azioni dei suoi avversari.

Con questa scorciatoia, gli universitari sono riusciti a imitare i limiti umani e a consentire al bot di raggiungere l'obiettivo di superare il test di Turing. Riuscendo a imitare perfettamente il comportamento di un essere umano, UT^2 ha onorato lo spirito del test di Turing, al punto di essere indistinguibile da un essere umano in una situazione caotica come lo può essere un match multiplayer a Unreal Tournament. Per questi motivi costituisce un primo passo importante per lo sviluppo di sofisticati sistemi di intelligenza artificiale.

Fonte: GamesBeat

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