Il sito usa cookie tecnici per il suo funzionamento. Da questo sito, a tua scelta puoi usare servizi di terze parti che potrebbero fare uso di cookie propri. Continuando nella visita accetti l'utilizzo dei cookie.

Cerca in Astronave

Canale Video Pegasus

Solo Risvegliandoci...

"E' in corso uno sforzo concentrato per prevedere e gestire il comportamento umano in modo che gli scienziati sociali e l'elite dittatoriale possano essere in grado di controllare le masse e proteggersi dalle ricadute di un'umanità libera completamente risvegliata. Solo risvegliandoci ai loro tentativi di metterci a dormire noi abbiamo una possibilità di preservare il nostro libero arbitrio."
Nicholas West


Scie Chimiche

Chi ci avvelena dal cielo?

Giù le mani dalla Madre Terra

 

Giù le mani dalla
Madre Terra

Questa è una campagna globale per
difendere la nostra casa unica e bellissima,
Pianeta Terra, la minaccia rappresentata
dagli esperimenti di geo-ingegneria


RSOE EDIS - MAPPA

Vita oltre la morte: i dati di uno studio su migliaia di persone

Vita oltre la morte:
i dati di uno studio su migliaia di persone

tratto da: http://www.corriere.it

L’Università di Southampton ha condotto una ricerca su 2mila pazienti colpiti da arresto cardiaco per indagare il livello di consapevolezza delle persone clinicamente decedute

di Emanuela Di Pasqua

La possibilità che la vita si estenda oltre l’ultimo respiro è una materia che è stata trattata ampiamente, spesso giudicata con aperto scetticismo. Le esperienze riportate dalle persone così fortunate da poterle raccontare sono state generalmente spiegate come allucinazioni dovute alla grave condizione psicofisica. È di questi giorni però la pubblicazione di uno studio inglese che comproverebbe il mantenimento di un certo grado di coscienza da parte di persone in arresto cardiaco.

Esperienze coscienti a cuore fermo

Per quattro anni i ricercatori della Southampton University hanno esaminato i casi di 2.060 persone, tutte vittime di arresto cardiaco, in 15 ospedali sparsi tra la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l’Austria. Secondo i dati in possesso degli studiosi inglesi, circa il 40 per cento dei sopravvissuti ha descritto esperienze coscienti provate mentre il loro cuore aveva smesso di battere. In cifre, dei 330 scampati alla morte 140 hanno raccontato di essere rimasti parzialmente coscienti durante la rianimazione.

Uscire dal corpo e guardarsi

Singolare il caso di un assistente sociale cinquantasettenne di Southampton che ha raccontato di avere lasciato il proprio corpo e di avere assistito alle procedure di rianimazione dello staff medico da un angolo della stanza nella quale era ricoverato. L’uomo, benché il suo cuore si fosse fermato per tre minuti, ha raccontato nei dettagli le azioni dei medici e degli infermieri e ha ricordato anche i suoni delle apparecchiature mediche. Il particolare che ha attirato l’attenzione dei ricercatori è stato che l’uomo ricordava i beep emessi da un particolare apparecchio, programmato per emettere segnali sonori ogni tre minuti. «Quell’uomo ha descritto tutto quello che è avvenuto in quella stanza - ha dichiarato Sam Parnia, direttore della ricerca -, ma la cosa più importante è che si è ricordato di aver udito due beep. Questo ci permette di comprendere quanto è durata la sua esperienza».

Senso di pace e luce abbagliante

Le altre testimonianze tendono a essere piuttosto uniformi nel loro contenuto. Un paziente su cinque ha sperimentato un inusuale senso di pace e circa un terzo dei 330 sopravvissuti ha assistito a un rallentamento o a una accelerazione del tempo. Alcuni hanno rammentato una forte luce simile a un flash o a un sole splendente, mentre altri hanno raccontato di una sensazione di paura di affogare e venire trascinati in acque profonde. Infine, il 13 per cento di coloro che sono stati rianimati ha ricordato delle esperienze extracorporee e un aumento delle percezioni sensoriali.

Ai confini della morte

Sam Parnia è uno specialista in anestesia e rianimazione, attualmente primario del reparto di Terapia intensiva e direttore del dipartimento di ricerca sulla Rianimazione presso la Scuola di Medicina della Stony Brook University di New York. È considerato uno dei massimi esperti mondiali nel campo della morte, del rapporto mente-cervello e delle esperienze ai confini della morte. Dal 2008 Parnia fa parte del progetto AWARE, uno studio internazionale promosso da Human Consciousness Project al quale hanno aderito venticinque ospedali tra Europa e Nord America. Lo scopo del progetto è quello di verificare se le percezioni riportate da pazienti che hanno superato un arresto cardiaco possono essere provate.


Le straordinarie esperienze di pre-morte,
tra scienza e paranormale:
viaggio nell’aldilà o semplici allucinazioni?

tratto da: http://www.meteoweb.eu/

Le NDE, acronimo di Near Death Experience (o esperienze di pre-morte), sono esperienze vissute da un certo numero di individui che hanno ripreso conoscenza  dopo aver vissuto uno stato di coma causato da arresto cardiocircolatorio e respiratorio. I pazienti esaminati in tutto il mondo riferiscono di aver vissuto esperienze straordinarie nonostante un’attività cerebrale nulla (ECG piatto), che non consentirebbe, secondo le attuali conoscenze scientifiche, alcuno stato di coscienza. Nonostante la medicina spieghi questo tipo di esperienze con alterazioni transitorie di tipo chimico, neurologico o biologico, tipicamente presenti nel corpo umano in condizioni particolari come quelle prima descritte, molti altri ricercatori sostengono che le esperienze di pre-morte vadano oltre queste spiegazioni razionali, soprattutto a causa di alcune divergenze raccontate da ogni singolo paziente esaminato. Alcuni protagonisti, ad esempio, riescono a vedere o sentire particolari che si trovano al di fuori del loro campo visivo o uditivo, e le esperienze nella stragrande maggioranza dei casi non sono soggettive come dovrebbe verificarsi durante una fase REM del sonno, ma strordinariamente oggettive. I sogni come ben sappiamo, non seguono uno schema fisso, a differenza delle esperienze di pre morte che hanno sempre una struttura simile, e che a volte trovano riscontri nel mondo reale.

La struttura di tali esperienze, che segna per il resto della vita i protagonisti, talvolta anche i più scettici, è strutturata sostanzialmente in quattro fasi principali ricorrenti: la visione del proprio corpo dall’esterno, solitamente dall’alto, la visione di un tunnel verso la luce, talvolta accompagnata dalla visione di parenti defunti o entità colme di luce, il ricordo della propria vita, la voglia di non far ritorno nel proprio corpo. A questi punti, la quasi totalità dei pazienti afferma di aver visto i propri soccorsi dall’alto, di aver udito entità che gli annunciavano il proprio ritorno sulla Terra e di aver vissuto una sensazione di pace, saggezza e amore. Altri, riferiscono di aver udito cori celestiali e paesaggi fiabeschi, andando a ricostruire quello che noi immaginiamo come l’aldilà

a oltre 40 anni il dibattito tra teorie scientifiche e metafisiche non trova risposte sperimentali, lasciando ai soggetti la possibilità di farsi una propria idea. Secondo la scienza le credenze religiose possono influenzare, e non poco, gran parte dei ricercatori che si accostano alla teoria soprannaturale. Insieme ai lavori svolti in ambienti controllati e pubblicati su riviste mediche o specialistiche, secondo alcuni medici, la letteratura sulle esperienze ai confini della morte è anche ricca di alcuni sensazionalismi e di resoconti apparentemente sensati ma non scientifici. Attualmente la scienza ufficiale descrive tali fenomeni di natura allucinatoria provocata dallo stato di sofferenza delle cellule cerebrali a causa di carenza di ossigeno e sostanze nutritive. Ciò solleciterebbe particolari aree della corteccia cerebrale con deboli correnti elettriche. Ma allora perchè queste esperienze vengono ricordate in modo dettagliato anche negli anni sucessivi a differenza di quanto accade solitamente in altre situazioni complementari? E perchè in condizioni simili, solo alcuni pazienti vivono tali tipi di esperienze?

Una tra le più famose esperienze di questo tipo è certamente quella occorsa al medico psichiatra e pioniere della psicoanalisi, Carl Gustav Jung, che descrive la propria esperienza di pre morte nel suo testo autobiografico “Ricordi, sogni e riflessioni” pubblicato solo nel 1961. Nel 1944 infatti un incidente, una frattura e un successivo infarto lo avevano portato in coma. In una lettera dello stesso anno scrive: “Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente.” Tante, inoltre, sono le citazioni nella letteratura ai tempi di Platone, Hemingway, tolstoj e Victor Hugo.

Insomma, scienza e fede trovano ancora una volta terreno fertile per dibattere le proprie convinzioni. Un dibattito che dura dalla notte dei tempi e che, con tutta probabilità, non troverà mai risposta. Ognuno di noi, com’è giusto che sia, può farsi la sua idea e optare per una o per l’altra strada. Il fascino di un mondo parallelo al nostro o semplici allucinazioni causate dal nostro cervello?  Ai posteri l’ardua sentenza.

{jcomments on}

Sirius


Coloro che cercano, cerchino finché troveranno.
Quando troveranno, resteranno turbati.
Quando saranno turbati si stupiranno, e regneranno su tutto.

 

Vota questo sito in Net-Parade

 

10000 punti ottenuti

Sito d'argento

Ti piace questo sito?
Sostienilo con un voto.
Puoi votare più volte!


 

web counter